Paterson, dieci anni dopo

Il film che non deve dimostrare nulla

1 Commento

  • Stefano
    Pubblicato 25 Settembre 2026 alle 9:28

    Lo considero un film squisito, meraviglioso e poetico. Visto con gli occhi e i gusti dei “sapori forti” attuali può essere scambiato per insipido, senza senso, noioso, troppo lento, da intellettuali… Ci vogliono “stomaci delicati” per apprezzarlo, ma se ci entri semplicemente esplode di un gusto talmente delicato e denso che ti rimane a lungo dentro e scava in profondità.

    Per me è un film buddista, nel senso più essenziale e meditativo del termine: c’è l’attenzione piena al momento presente, l’equanimità di chi osserva il mondo senza giudicarlo ma senza esserne distaccato, la libertà di chi crea senza bisogno di definirsi o di essere riconosciuto. E c’è l’impermanenza, accolta con dolore ma senza aggrapparsi, fino a quel quaderno vuoto da cui ricominciare.

    Non conoscevo il regista, ma questo è uno di quei film che dopo, anche molto dopo i titoli di coda, quando sei riuscito ad assimilare qualcosa di quella densità, ti chiedi: “Ma chi è questo regista? Cosa ha fatto prima e dopo questo film?”. Anche gli attori è difficile vederli allo stesso modo: si “rileggono” le loro interpretazioni sotto un’altra luce. Chapeau bas!

    Un grazie all’autore della recensione per aver citato Perfect Days di Wim Wenders: non lo conoscevo e l’ho recuperato proprio grazie a lui, vedendolo con mia moglie. Semplicemente meraviglioso. Non riesco a cogliere gli “esiti opposti” di cui accenna e mi piacerebbe molto se potesse approfondire questo punto.

    Grazie ancora e auguri a tutto il team del sito per questo ottimo progetto!

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